Deloitte: in Campania volano PIL e digitale ma poca attenzione a sostenibilità e talenti

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Deloitte: in Campania volano PIL e digitale ma poca attenzione a sostenibilità e talenti

La Campania ha registrato negli ultimi dieci anni una crescita significativa del PIL pro-capite, ma emergono ancora delle criticità, come l’insufficiente attenzione alla sostenibilità e il fenomeno della fuga di talenti. Queste sono alcune delle evidenze del rapporto Deloitte, “Why Campania – Il bello di fare impresa nella regione traino dello sviluppo del Mezzogiorno”, presentato all’Unione Industriali di Napoli.

Secondo il rapporto Deloitte, la Campania ha vissuto un decennio di crescita economica costante. Dal 2011 al 2022, il PIL pro-capite della regione è aumentato in media dell’1,7% all’anno, un dato che supera la media del Mezzogiorno (1,63%) e dell’Italia (1,67%). Questo trend è stato in gran parte sostenuto dalla ripresa economica post-pandemia, in cui settori chiave come l’export e il turismo hanno giocato un ruolo cruciale.

Mariano Bruno, partner di Deloitte e responsabile dell’ufficio di Napoli, ha commentato: «La Campania ha un ruolo primario nello sviluppo del Mezzogiorno, grazie a settori storici come l’agroalimentare, l’aerospaziale e il turismo. Tuttavia, il potenziale inespresso della regione è ancora elevato, soprattutto in relazione ai giovani e al mercato del lavoro. Politiche mirate possono migliorare le opportunità per i laureati e rendere la regione ancora più competitiva».

Crescita digitale ma sfide sulla sostenibilità

Uno dei punti salienti del rapporto è l’aumento della digitalizzazione tra le imprese campane. Nel 2023, il numero di aziende con un livello base di digitalizzazione è cresciuto del 24,2%, superando di gran lunga la media nazionale del 15,8%. Questo dato riflette il dinamismo imprenditoriale della regione e l’impegno a innovare.

Tuttavia, il rapporto evidenzia anche carenze significative nel campo della sostenibilità. Nessuno degli imprenditori intervistati ha indicato piani di investimento in ambito ESG (ambientale, sociale e di governance), sottolineando che la maggior parte si concentra invece su innovazione (26%) e internazionalizzazione (26%).

Eike Schmidt, direttore del Museo di Capodimonte, ha sottolineato la necessità di ampliare il focus imprenditoriale: «Il futuro delle imprese campane passa anche attraverso una maggiore attenzione alle tematiche ESG, soprattutto per attrarre capitali esteri e investimenti strutturali a lungo termine».

Fuga di talenti e occupazione giovanile

Un’altra sfida evidenziata dal rapporto Deloitte è la cosiddetta “fuga dei cervelli”. Il saldo tra gli studenti campani iscritti agli atenei locali e coloro che scelgono di studiare fuori regione è negativo del -12%, evidenziando una migrazione dei giovani più qualificati verso altre regioni o all’estero.

Il tasso di occupazione dei laureati in Campania è del 70,8%, inferiore sia alla media nazionale (81,6%) che a quella del Mezzogiorno (73,2%). Questo dato suggerisce la necessità di politiche più efficaci per trattenere e valorizzare i talenti locali, attraverso percorsi formativi più orientati alle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e iniziative per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Settori produttivi in crescita: agroalimentare, aerospaziale e turismo

Nonostante queste sfide, la Campania si conferma una regione trainante in settori strategici. Il settore aerospaziale, ad esempio, ha generato nel 2022 un valore aggiunto pari a 880 milioni di euro, rappresentando il 57,6% del valore prodotto nel Mezzogiorno e il 18,3% a livello nazionale.

Anche il settore agroalimentare è particolarmente dinamico, con la Campania che rappresenta il 52,8% delle esportazioni di prodotti alimentari e bevande del Mezzogiorno e il 45,4% delle esportazioni tessili.

Il turismo continua a essere uno dei motori principali dell’economia campana. La regione rappresenta il 31% degli arrivi di turisti stranieri nel Sud Italia. I porti di Napoli e Salerno hanno mostrato una ripresa rapida dopo la pandemia, con un incremento rispettivamente del 212,4% e del 233,2% nel traffico passeggeri.

Imprese campane e mortalità aziendale

Tuttavia, il rapporto Deloitte evidenzia che il tasso di mortalità delle imprese campane rimane superiore alla media nazionale, attestandosi al 4% nel 2023, rispetto al 3,6% della media italiana. Il numero limitato di operazioni di Merge & Acquisition (0,01% contro 0,03% a livello nazionale) sottolinea una bassa propensione delle imprese campane a ricorrere a procedure per il salvataggio aziendale, come evidenziato dall’assenza di investimenti di fondi di Private Equity nella regione nel 2024.

La digitalizzazione e la PA

Sul fronte della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, i comuni campani risultano leggermente indietro rispetto alla media nazionale. La regione offre in media 3,8 servizi online per comune, rispetto ai 4,5 della media italiana. Questo gap può rappresentare un freno per l’ulteriore sviluppo delle imprese e per una gestione più efficiente delle risorse.

Conclusioni

Il rapporto Deloitte, presentato all’Unione degli Industriali di Napoli, mette in luce il potenziale della Campania come motore di sviluppo per l’intero Mezzogiorno. Tuttavia, è necessario un maggiore impegno per trattenere i giovani talenti, incentivare investimenti in sostenibilità e potenziare la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Settori come l’aerospaziale, l’agroalimentare e il turismo rappresentano punti di forza sui quali costruire una crescita sostenibile e duratura.

(foto da Ufficio stampa Unione Industriali Napoli)

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