Arabia Saudita oltre il petrolio: opportunità di business per le imprese del Mezzogiorno
di Massimilano Canestro
Nel suggestivo scenario di Palazzo Partanna, sede dell’Unione Industriali di Napoli, si è tenuto il 9 aprile 2025 il convegno dal titolo “Arabia Saudita, oltre il petrolio. Quali opportunità per le imprese del Mezzogiorno”, un evento che ha acceso i riflettori su un mercato in forte evoluzione e sempre più strategico per le imprese italiane, soprattutto del Sud.
Dopo i saluti di Pierluigi Petrone, vicepresidente all’internazionalizzazione dell’Unione Industriali, il convegno ha offerto un quadro dettagliato sulle prospettive e le modalità concrete di ingresso nel mercato saudita. Tra gli speaker di rilievo Francesco P. Lecis, Partner EY Riyad, che ha aperto con un’immagine potente: “Atterrare a Riyad dà l’impressione di atterrare in una città del futuro”. A seguire, Massimo Cugusi, CEO di Touche Consulting, ha illustrato strategie e approcci per le PMI italiane, mentre Edoardo Calcaterra, Equity Partner di LCA Studio Legale, ha spiegato le “regole del gioco” dal punto di vista normativo e societario.

Testimonianze dirette dal Regno sono arrivate da Mohsmmed Al Saleh, consultant, e Abdullah Al Sabhan, General Manager di METSCCO Heavy Steel Industries, che hanno confermato come il Paese sia attrattivo non solo per l’industria petrolifera ma anche per un ampio ventaglio di settori non-oil.
Infatti, se il comparto non-oil ha registrato una crescita del +4,5% nel 2023, le vere opportunità risiedono nei massicci investimenti previsti entro il 2030: 3.200 miliardi di dollari, di cui 1.300 miliardi già attivati in grandi progetti infrastrutturali. Settori chiave individuati: infrastrutture, energie rinnovabili, sanità, turismo, tecnologia, difesa.
L’Italia si posiziona in modo competitivo, con un export verso l’Arabia Saudita di 6,224 miliardi di euro nel 2024, +27,9% rispetto all’anno precedente. Le imprese campane, in particolare nei comparti aerospazio, difesa, meccanica e automotive, possono vantare competenze distintive e un know-how molto apprezzato nel contesto saudita, alla ricerca di partner specializzati e soluzioni high-end.
Ma è necessario affrontare questo mercato con un approccio consapevole e su misura. I modelli testati a Dubai, per esempio, non sono replicabili in automatico a Riyad: “ci vuole tempo”, sottolineano i relatori. Serve una presenza fisica, con visite preliminari, il supporto di consulenti locali, e una strategia graduale che può iniziare con la creazione di una Branch Office, evolversi in una Joint Venture e successivamente in un insediamento produttivo con un partner locale. Esistono anche possibilità di acquisire aziende già esistenti, anche con partecipazione estera al 100%, sebbene alcuni settori strategici restino soggetti a restrizioni e vincoli sull’occupazione locale.
Sul fronte legale, i due trattati principali sono quello sulla doppia imposizione fiscale e quello sulla promozione e protezione degli investimenti, a garanzia della stabilità delle relazioni commerciali. Tuttavia, per avere successo nel Regno Saudita è indispensabile comprendere le profonde differenze culturali, il valore del rapporto fiduciario e l’orientamento alla qualità, in un Paese che punta a diventare Best in Class e non cerca soluzioni “medie”.
Il futuro saudita è Smart, Green, Sostenibile: un’aspirazione che si traduce in digitalizzazione totale del settore pubblico e privato, forte interesse per la transizione energetica e apertura a modelli di business innovativi, come il Green Tech as a Service. Le imprese italiane del Mezzogiorno, se ben guidate e orientate all’innovazione, possono cogliere queste opportunità per diventare protagoniste di una nuova fase di internazionalizzazione.
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