Turismo archeoenogastronomico a Bacoli: la ‘dolce vita antica’ nelle grotte romane di Punta Castello
A Bacoli, nel cuore dei Campi Flegrei, prende vita una delle esperienze più affascinanti d’Italia: The Cave Food Experience, un’immersione nei sapori del territorio all’interno di grotte romane affacciate sul mare, dove un tempo si celebrava la “dolce vita” dell’antica Roma. Ideata dagli imprenditori Alessandro Laringe e Francesca Cozzolino, l’esperienza unisce storia, paesaggio e gastronomia in un format che rappresenta la vera svolta del turismo flegreo, oggi sempre più orientato verso la permanenza e l’autenticità.

A sostenere questa visione è anche Fabio Pagano, direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, che durante la presentazione dell’iniziativa ha sottolineato come Bacoli sia un unicum mondiale: un sito archeologico che si visita, ma soprattutto si vive. Qui non si viene solo per guardare: si dorme, si mangia, si beve, si incontra la gente. E questo accade, come ha spiegato, in pochi altri luoghi al mondo.
Nel balneum imperatoris di Punta Castello, un tempo destinato ai riti termali legati ai culti di Apollo e Diana, oggi si cena a lume di candela in gallerie scavate nella roccia e restaurate con cura. Una guida introduce i commensali alla storia millenaria di queste grotte e alla cultura agroalimentare dei Campi Flegrei.

Le prossime date sono fissate per il 22 e il 29 maggio alle 21, con una narrazione immersiva e una cena sensoriale in riva al mare. Il menù, che cambia ogni mese, è firmato dagli chef Cristian Ascenzi e Pasquale Schiano. Ascenzi, 38 anni, porta con sé esperienze internazionali maturate tra Francia, Grecia e Belgio, che oggi si fondono con i prodotti locali in una cucina creativa ma profondamente identitaria.
Si comincia con un aperitivo di benvenuto accompagnato da pasticceria salata, seguito da un amouse bouche di sashimi di branzino con timo limone, zucchine arrosto e caviale alla menta. Il percorso continua con un cannolo di merluzzo con cuore di provola, crosta di patate e carciofo in doppia consistenza, un primo piatto a base di linguine con scampo reale al carbone, dressing di peperoncino di fiume e polvere di limone, e un secondo di pescatrice in crosta su crema di patata viola, datterino giallo e clorofilla di prezzemolo.

In chiusura, la tartelletta con mousse al cocco, pan di spagna variegato ai lamponi e mousse di cioccolato bianco. Tutto è accompagnato da vini flegrei in abbinamento, selezionati per valorizzare ogni singolo ingrediente.
«Esperienze come queste sono davvero uniche e attirano turisti da tutto il mondo» ha dichiarato Roberto Laringe, presidente di Federalberghi Campi Flegrei. Il turismo straniero è in crescita costante, trainato anche dal lavoro dell’aeroporto di Capodichino. Se da un lato si registra un lieve calo del turismo italiano, l’afflusso dall’estero continua a rafforzarsi, premiando formule di turismo esperienziale come quella proposta a Punta Castello. In questo senso, il turismo archeoenogastronomico non è solo una tendenza, ma una vera chiave di lettura per il futuro di un territorio unico come quello flegreo. È l’esperienza che diventa memoria, come ha ricordato Pagano, una memoria che si racconta anche al di là dei social, perché passa di bocca in bocca come un buon vino, o come una storia sussurrata tra le pietre millenarie di un’antica grotta.
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