Pensioni 2026, aumenti in arrivo: ecco quanto saliranno gli assegni da gennaio

Pensioni 2026, aumenti in arrivo: ecco quanto saliranno gli assegni da gennaio

A partire da gennaio 2026 le pensioni erogate dall’INPS aumenteranno dell’1,4%, grazie al meccanismo annuale di rivalutazione che adegua gli importi al costo della vita. Si tratta di un incremento modesto, ma importante per mantenere il potere d’acquisto, in un periodo ancora segnato dagli effetti dell’inflazione. Il nuovo valore è stato stabilito dal decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 novembre 2025.

La prima buona notizia è che non ci saranno conguagli da recuperare sulla rivalutazione del 2025: l’indice definitivo dell’inflazione è coinciso con quello provvisorio (+0,8%), quindi non ci saranno né arretrati né trattenute. La seconda è che gli assegni più bassi riceveranno un piccolo aiuto in più: oltre all’aumento ordinario dell’1,4%, continuerà la rivalutazione straordinaria dell’1,3% prevista dalla precedente Legge di Bilancio, destinata ai trattamenti pari al minimo. In questo modo il trattamento minimo salirà da 616,67 euro a circa 611,85 euro con la sola rivalutazione ordinaria e fino a 619,80 euro grazie all’incremento aggiuntivo.

Gli aumenti non saranno uguali per tutti. Come previsto dalla normativa, la rivalutazione si applica in percentuali diverse a seconda dell’importo della pensione. Chi prende fino a quattro volte il trattamento minimo avrà l’adeguamento pieno dell’1,4%; tra quattro e cinque volte il minimo l’aumento sarà pari al 90% dell’indice; oltre questa soglia scenderà al 75% per la parte più alta dell’assegno. Ciò significa che una pensione lorda di 1.000 euro arriverà a circa 1.014 euro, mentre un assegno di 2.000 euro salirà a 2.028 euro. Un importo di 2.500 euro crescerà di circa 34,88 euro al mese, mentre una pensione di 3.000 euro aumenterà di 41,18 euro mensili. Ovviamente, più l’assegno è elevato, più il beneficio scritto in cifra assoluta appare consistente, anche se in percentuale resta identico al resto della fascia.

Un’ulteriore novità riguarda i pensionati residenti all’estero: dal 2026 la perequazione verrà riconosciuta anche per la quota di pensione che supera il trattamento minimo. Nel 2025, infatti, la rivalutazione si era applicata solo fino al minimo, lasciando fuori la parte eccedente. Dal prossimo anno questo limite sarà superato, garantendo un trattamento più omogeneo.

In sostanza, il 2026 porterà un aumento generale, anche se contenuto, che dipenderà dalla fascia di riferimento della singola pensione. Per gli importi più bassi l’effetto combinato tra rivalutazione ordinaria e straordinaria assicurerà un minimo rialzo, mentre per le pensioni più alte la crescita sarà progressiva e proporzionale. Non siamo di fronte a incrementi significativi, ma comunque a un adeguamento importante per contrastare l’erosione dell’inflazione e assicurare maggiore equità tra le varie tipologie di assegni.

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