Spamouflage Dragon: la strategia cinese di disinformazione

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Spamouflage Dragon: la strategia cinese di disinformazione

Le nuove tecnologie hanno radicalmente trasformato le operazioni statali di influenza dell’opinione pubblica. La guerra cognitiva assume oggi forme estremamente subdole e sofisticate; una di queste è la massiccia operazione cinese di spamouflage (neologismo coniato dall’unione di “spam” e “camouflage”), che sfrutta l’automazione e la simulazione per penetrare nel dibattito pubblico occidentale.

In cosa consiste?

Questa strategia viene perpetrata principalmente da migliaia di account falsi sui social e da giornali online falsi. Un enorme network di profili fittizi creati per impersonare cittadini dello stato bersaglio. La logica dietro questa guerra cognitiva è doppia: da un lato esaltare indirettamente la Cina, mostrando sotto un’ottica positiva le decisioni del CCP e i risultati tecnologici ed economici del Dragone. Dall’altro, esacerbare le tensioni interne ai paesi occidentali, alimentando polemiche al fine di dividere l’opinione pubblica.

Quando è stata scoperta?

La strategia di spamouflage è stata scoperta pubblicamente intorno al 2019, grazie al lavoro di aziende di analisi digitale come Graphika, che identificarono campagne coordinate sulle piattaforme social. Le radici di questa operazione risalgono però a iniziative più antiche, come la cosiddetta “50 Cent Army”, una rete di utenti pagati per manipolare le discussioni online a favore del Partito Comunista Cinese. Lo spamouflage rappresenta un’evoluzione del 50 Cent Army; la strategia odierna predilige tattiche più indirette, adattate al contesto digitale.

Gabriele Pastore

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