Addio a Roberto De Simone, autorevole custode e profondo innovatore della cultura partenopea

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Addio a Roberto De Simone, autorevole custode e profondo innovatore della cultura partenopea

di Francesco Bellofatto

Napoli saluta uno dei suoi figli più illustri. È morto nella serata di domenica 6 aprile, all’età di 91 anni, Roberto De Simone, maestro indiscusso della musica, del teatro e della cultura popolare. La notizia del decesso è giunta dalla sua abitazione napoletana nello storico Palazzo Ruffo di Castelcicala, in via Foria, dove da poche settimane era rientrato dopo un ricovero all’ospedale “Vecchio Pellegrini” per problemi respiratori. Al suo fianco, negli ultimi istanti, la sorella Giovanna e il nipote Alessandro. I funerali, secondo quanto si apprende, si terranno a Napoli mercoledì 9 aprile.

Classe 1933, nato in via Pignasecca, De Simone ha attraversato il Novecento e il nuovo millennio restando sempre un riferimento centrale per chiunque volesse comprendere l’anima profonda della napoletanità. Diplomato al Conservatorio di San Pietro a Majella, dove in seguito sarà anche direttore, è stato un raffinato compositore, ma anche uno straordinario ricercatore, regista teatrale, scrittore e antropologo. Ha legato il suo nome alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, da lui fondata nel 1967 insieme a Giovanni Mauriello, Eugenio Bennato e Carlo D’Angiò. Con loro ha portato sul palco il linguaggio delle feste popolari, delle tammurriate e delle voci contadine, rivestendole con l’eleganza della scrittura musicale colta.

Il suo capolavoro indiscusso resta La Gatta Cenerentola, “favola in musica” del 1976 ispirata alle fiabe di Giambattista Basile. L’opera, presentata al Festival dei Due Mondi di Spoleto, è stata rappresentata oltre 175 volte in due anni, riscuotendo un successo internazionale e diventando simbolo di una nuova rinascita culturale del Sud.

Tra gli incarichi più prestigiosi ricoperti da De Simone, va ricordato il ruolo di direttore artistico del Teatro di San Carlo tra il 1981 e il 1987, dove firmò alcune delle regie più memorabili, riscoprendo il repertorio barocco napoletano e valorizzando autori come Pergolesi, Scarlatti, Fioravanti. Nel 1995 venne nominato direttore del Conservatorio San Pietro a Majella, lasciando un’impronta profonda nella formazione musicale partenopea. È stato anche Accademico di Santa Cecilia e ha ricevuto il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel 2019.

La sua produzione è vastissima: dal Requiem in memoria di Pier Paolo Pasolini (1985) alla Cantata per Masaniello, da L’Opera Buffa del Giovedì Santo (1980) a Eleonora (1999), opera realizzata in occasione del bicentenario della Rivoluzione napoletana del 1799. Ha curato colonne sonore per il cinema e la televisione, collaborando con Eduardo De Filippo, Lina Wertmüller, Carlo Lizzani, tra gli altri. E con la sua inconfondibile cifra estetica ha lasciato un segno anche nell’editoria con titoli fondamentali per la comprensione del folclore partenopeo: da Il presepe popolare napoletano a La canzone napolitana, da Fiabe campane a La tarantella napoletana.

Roberto De Simone è stato un uomo libero, mai legato al potere, capace di denunciare le storture della politica e l’assenza di una visione culturale autentica per Napoli. Una figura rara, capace di far dialogare la sapienza popolare e la cultura alta, portando la voce del Sud sui palcoscenici del mondo. Con la sua scomparsa, Napoli perde non solo un musicista, ma un maestro di pensiero, un artista totale e un custode del sacro e del profano, capace di interpretare la città con profondità, amore e coraggio.

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(in foto: il Maestro De Simone ritratto da Francesco Bellofatto nel 2017)

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