TESS: l’essenza della fotografia di Libero De Cunzo in mostra al Museo Hermann Nitsch
L’arte della fotografia si trasforma in un viaggio emozionale e sensoriale unico con la nuova personale di Libero De Cunzo, intitolata “TESS”. Dal 18 gennaio al 22 febbraio 2025, presso il Museo Hermann Nitsch di Napoli, il pubblico avrà l’opportunità di immergersi in un universo visivo fatto di luce, trasparenze e prospettive inaspettate, dove ogni immagine racconta una storia.

L’esposizione si apre con una fotografia dal suggestivo colore azzurro, un invito a esplorare dettagli nascosti che l’occhio dell’artista cattura e rivela. La mostra propone una sequenza di 40 tessere fotografiche, disposte in modo dinamico per permettere al visitatore di giocare con l’ordine, creando un mosaico unico e personale. De Cunzo utilizza la fotografia come strumento per interrogarsi e riflettere, trasformando dettagli apparentemente ordinari – un muretto di pietre sconnesse, la luce filtrata dalle nuvole – in opere d’arte che vibrano di significato.
Un elemento distintivo della mostra è il dialogo tra le immagini e le composizioni musicali del Maestro Lucio Lo Gatto, che sottolineano un’affinità culturale ed emotiva tra le due arti. In due sale connesse ad un ampio spazio panoramico, i visitatori potranno approfondire il lavoro dell’artista attraverso cataloghi e materiali espositivi, immersi in un’atmosfera accogliente e riflessiva.
Libero De Cunzo, docente per oltre 35 anni di Arte della Fotografia e Fotografia per l’Ambiente e il Paesaggio, ha dedicato la sua carriera alla promozione di una maggiore consapevolezza visiva. Le sue opere, esposte in prestigiosi spazi nazionali e internazionali, sono il frutto di una ricerca continua che intreccia fotografia, architettura e paesaggio. Tra i suoi progetti recenti figurano “Procida/Giardino Segreto” (2021) e “Libero De Cunzo e l’isola di Arturo” (2022).
L’inaugurazione, prevista per sabato 18 gennaio 2025 dalle 11:30 alle 15:00, sarà accompagnata dalle celebri sfogliatelle del Gran Caffè Gambrinus, regalando un tocco di dolcezza a questo momento artistico. La mostra, curata da Raffaella Morra e Loredana Troise, rappresenta un’occasione imperdibile per riscoprire l’arte fotografica come strumento di riflessione e bellezza.
“TESS: il viaggio della vista, tra meraviglia e memoria”. Di Loredana Troise
“Tess è l’atto del vedere nel momento della meraviglia, della gioia. È un acronimo che ha una piacevolezza e si raccorda alle immagini quadrate piccole su tela che sono composte da tessere di trame e orditi che alle fine sono elementi di un grande mosaico che per me è il viaggiare della vita. Tess è un momento di autenticità in un centesimo di secondo” (L. De Cunzo, 2025)

Tess, come una variante spaziotemporale del nicciano diventare ciò che si è, del nostos, nostalgia del luogo dove, in realtà, Libero De Cunzo è tornato ad esporre dopo 4 anni. Ma lo spazio non è più lo stesso. Il cerchio non si chiude mai, e parlando di arte si parla d’altro, perché a contare è il modo. Chi guarda queste immagini come fotografie? La fotografia è solo un medium, l’immagine, arte. Non esiste netta separazione fra occhio e mente, fra guardare, lasciarsi osservare e pensare perché, come scriveva Calvino, possediamo sempre degli occhiali, l’importante è sapere di averli e ogni tanto dare una ripulita alle lenti.
La nuova personale di De Cunzo al Museo Nitsch parte proprio da qui, da una fotografia su tela di un bel colore azzurro dove in quegli occhi tondi, a ben guardare, pare che si ritrovi tutto. Il circolo si fa così virtuoso grazie alla temporalità dell’immagine stessa. In essa è tutto quanto descritto, condensato. L’impresa conoscitiva della scrittura è una mappa dello scibile.
L’intento? organizzarne l’insieme dai richiami che arrivano dalle cose attraverso colti passaggi vissuti, apprezzati con rigore e libertà poetica.
Cose che vede solo l’artista? Probabilmente sì.

O meglio, le vede perché gli saltano agli occhi, lo richiamano: un muretto di pietre sconnesse, una Venere in terracotta, un’impalcatura, un picchetto piantato fra i sanpietrini, spigoli di luce, tagli di cielo, di facciate, di cartelloni pubblicitari, chiedono un’attenzione minuziosa e prolungata.
L’osservazione percorre tutti i dettagli. Una scansione ritmica morbida, fluida. Ma anche un orizzonte in cui mentale e cromatico coincidono attraverso una narrazione di luce suddivisa in più mosse che, se da una parte evidenziano la volontà di produrre atmosfere plastiche, dall’altra mostrano l’approccio all’opera d’arte da angolazioni più ampie. De Cunzo è un artista che non cerca l’istante perfetto o quello giusto. Avendo letto molto sa che esiste la meta-letteratura e anche la meta-fotografia. Quindi fotografa il proprio sguardo e, per renderlo unico, lavora sulle percezioni e la luce, stabilendo con la storia un armistizio silenzioso per sviluppare nuove credenzialità, nuove densità visive, nuovi volumi, nuove proporzioni, nuove trasparenze.
Ogni scatto infatti, porta con sé un segreto, una memoria silenziosa che sfida la contemporaneità, ma mai pienamente (Agamben); dietro ogni angolo si cela un manifesto, un frammento di libertà, un raccontano di mondi non detti, di rivolte silenziose e di libertà cucite nel linguaggio universale della fotografia che nessuna etichetta riuscirà mai a confinare; dietro le contrade visive l’asse si sposta da un piano espressivo a uno riflessivo, dal contesto della loro esistenza all’alterità di chi l’ osserva. Nel vasto corpus di opere presentate, si veda, a tal proposito, la sequenza di 40 tessere 20×20 di fotografie e installate a occhio dall’artista, in modo tale da permettere a chi l’osserva di cambiarne l’ordine, per un mosaico di particolari composti a svelare molteplici posizioni nel tempo e nello spazio: vedute e prospettive appaiono dall’interno in soggettiva, permettendo di ruotare con lo sguardo sul perno del lato performativo che rimette tutto in gioco, in circolo: autore-spettatore; interno-esterno; soggetto-oggetto; guardare-essere guardati.
Occorre la vista di De Cunzo per questo.
Ogni giorno incontriamo la gemma sul ramo, la grondaia gocciante, la linea rossa dell’orizzonte, la luce delle nuvole. Perlopiù tiriamo innanzi.
Lui, l’artista, no. Corteggia proprio questo.
Lo spazio dell’immagine incrocia quello delle partizioni musicali di Lucio Lo Gatto, amico e sodale di De Cunzo, a sottolineare, costantemente, intimi parametri emozionali ed estetici.
Loredana Troise
Info:
- Quando: dal 18 gennaio al 22 febbraio 2025
- Inaugurazione: sabato 18 gennaio, 11:30 – 15:00
- Dove: Museo Hermann Nitsch, Vico Lungo Pontecorvo 29/d, Napoli
- Orari: Consultare il sito ufficiale
- Contatti: Tel. +39 0815641655 | www.museonitsch.org
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