ANIMA NOMADE di Francesco Clemente a Roma
di Luca Sorbo

“Ho avuto sempre un’antipatia profonda per la storia, e più la storia si risveglia in questi anni e più mi è antipatica. Ho preferito rifugiarmi nella geografia: Napoli è una città pagana, Roma è una città alchemica dove il crogiuolo si è spaccato e ha sparso frammenti in giro. New York è una città viva, con tutti i malanni e le estasi della vita. Mentre Madras mi ha insegnato la dolcezza della resa.”
Queste parole di Francesco Clemente, tra i maggiori artisti internazionali, fanno immediatamente comprendere la complessità della sua formazione e la sua capacità di visione che si nutre delle culture più diverse del mondo. Napoli è sempre stata una fonte della sua ispirazione che si nutre del confronto con il sacro e con la morte. È convinto che vivere è solo ed esclusivamente un’esperienza spirituale e quindi il nomadismo è l’unico modo per sfuggire al materialismo che caratterizza il capitalismo contemporaneo.

Il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli dedica una grande mostra visitabile fino al 30 marzo 2025.
Anima nomade è concepita come una grande installazione, che senza soluzione di continuità si snoda nelle sale del piano nobile di Palazzo Esposizioni, composta da tre gruppi di opere – le sei Tende, le dodici Bandiere e il ciclo dei wall painting Oceano di storie.
Il percorso espositivo immerge i visitatori e le visitatrici nella tradizione indiana e orientale, da sempre fonte di ispirazione per Francesco Clemente, e li avvolge in una materia densa di riferimenti iconografici e della sensibilità privata e diaristica delle sue opere.
Napoletano di nascita ma nomade per vocazione, fortemente influenzato dalla letteratura e dalla poesia, Clemente è un poeta a pieno titolo, con un vasto lessico di immagini simboliche e metaforiche. Le sue opere si delineano in un paesaggio estetico totalizzante, metafisico e mistico, cadenzato dalla rappresentazione del sé, spesso intrecciata a riferimenti erotici, sempre lirica ed emotiva ed espressa attraverso un senso totalizzante del colore.

In mostra, la serie di tende, ispirate alla filosofia upanishadica e buddista, incarnano lo spirito di un’esistenza errante e rappresentano “rifugi per nomadi”. Clemente le descrive come “il risultato di molti fili disparati che si sono intrecciati nella mia mente nel corso degli anni”. Simbolo di una vita itinerante scelta per sfuggire a una versione unica e lineare della storia e abbracciare una geografia globale. Con le loro pareti dipinte con tempere luminose, evocano mondi immaginari e rimandano a luoghi sacri come le Grotte dei Mille Budda a Dunhuang in Cina o le grotte di Ajanta ed Ellora in India, spazi di meditazione che hanno lasciato tracce profonde nella memoria culturale dell’artista. Ogni tenda – dalla Tenda degli angeli alla Tenda d
pepe – è un mondo interiore, ricco di simboli, memorie e riflessioni stratificate nel tempo.

Le dodici Bandiere, che si fronteggiano sospese in alto a formare un corridoio da attraversare, sono dipinte da entrambi i lati: da un lato, appaiono figure simboliche e riconoscibili; dall’altro, enigmatici aforismi ricamati in oro. I due lati sembrano opere distinte, polarità di pittura e scrittura che tuttavia si compenetrano, proprio nella loro separazione, come luce e ombra.
Infine, il ciclo di wall painting Oceano di storie, realizzato sul posto per questa occasione, apre e chiude idealmente il percorso, unendo tutte le esperienze in un tratto sottile e ininterrotto che suggerisce un racconto continuo e circolare. Clemente ricompone così un viaggio immaginario in cui ogni elemento, dal colore alle linee, rispecchia l’essenza di un’anima nomade in perenne movimento.
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