Suor Orsola: la pittura per raccontare le trasformazioni urbane delle città di mare

Genova Citta di mare alla Cappella Pignatelli In foto Pierluigi Leone de Castris e Piero Boccardo Copy

Suor Orsola: la pittura per raccontare le trasformazioni urbane delle città di mare

Napoli, Genova e Messina al centro di un ciclo di conferenze del Suor Orsola che unisce storia dell’arte e sviluppo urbano

Tre città portuali, Napoli, Genova e Messina, condividono una vocazione marinara e una storia urbanistica ricca di trasformazioni, raccontata attraverso la pittura di veduta e la cartografia. Con il ciclo di conferenze Città di mare e grandi porti del Mediterraneo nella pittura di veduta tra Sei e Settecento: Genova, Napoli, Messina, il Dipartimento di Scienze umanistiche e la Scuola di specializzazione in beni storico-artistici dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli esplorano questo connubio tra arte e storia urbana.

Messina-Citta-di-mare-alla-Cappella-Pignatelli-In-foto-Pierluigi-Leone-de-Castris-e-Gioacchino-Barbera-Copy Suor Orsola: la pittura per raccontare le trasformazioni urbane delle città di mare

Gli incontri, disponibili on demand sul canale YouTube dell’Ateneo, fanno parte della valorizzazione della Cappella Pignatelli, che il Suor Orsola ha restaurato, rendendola oggi la “Porta del Centro Antico di Napoli”. Situata strategicamente al Largo Corpo di Napoli, lungo il decumano inferiore della città greco-romana, la Cappella è uno dei tesori rinascimentali di Napoli, dove la tecnologia multimediale si fonde con le attività del Corso di laurea in Digital Humanities e il dottorato in Humanities and Technologies.

Il fascino della Veduta Napoletana: François de Nomé e Didier Barra

Napoli-Citta-di-mare-alla-Cappella-Pignatelli-In-foto-Pierluigi-Leone-de-Castri-Copy Suor Orsola: la pittura per raccontare le trasformazioni urbane delle città di mare

Pierluigi Leone de Castris, direttore della Scuola di specializzazione, ha spiegato come Napoli sia una città “esemplare” per lo studio della pittura di veduta. “Napoli, tra le città di mare più rappresentate, non vanta grandi vedute dipinte seicentesche, a parte l’eccezionale Tavola Strozzi. Dal XVII secolo, tuttavia, le vedute della città dal mare – da Posillipo ai Campi Flegrei – diventano popolari, specialmente tra i collezionisti,” ha affermato Leone de Castris. Nella sua conferenza, Leone de Castris esamina due pittori francesi, François de Nomé e Didier Barra, protagonisti della produzione di vedute napoletane seicentesche, entrambi lorenesi e amici, stabilitisi a Napoli.

Messina e lo Stretto: una bellezza iconica

Nella conferenza su L’immagine di Messina in età moderna (link alla conferenza), Gioacchino Barbera, ex direttore del Museo Regionale di Messina, ha esplorato la rappresentazione del porto di Messina e del suo celebre Stretto. “La veduta di Messina – spiega Barbera – è sempre stata intrecciata a quella dello Stretto, la cui forma a falce e la vista dell’Etna conferiscono una bellezza scenografica alla città.” L’iconografia messinese, caratterizzata dalla costa calabra e dall’Etna, è rimasta simbolo della città nei secoli.

Le vedute di Genova: dal mare alla terra

Piero Boccardo, già direttore dei Musei di Strada Nuova di Genova, ha raccontato l’evoluzione delle vedute genovesi nella sua conferenza. “Fin dal Medioevo, le vedute di Genova si focalizzano sul mare. Nel Seicento, eventi storici come la costruzione delle nuove mura e il bombardamento francese del 1684 hanno influenzato profondamente la rappresentazione urbana,” ha detto Boccardo. Genova è tra le prime città a mostrare una veduta “invertita” da terra verso il mare, un’innovazione che diventerà comune nell’Ottocento.

Prossimo appuntamento alla Cappella Pignatelli

Il prossimo evento si terrà il 27 novembre con una giornata di studi su Patrimonio culturale e tecnologie digitali: Esperienze di ricerca a confronto. Il programma completo è disponibile su www.unisob.na.it/eventi.

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