Fox Talbot, Michele Tenore, Ugo Di Pace e la nascita della fotografia a Napoli
di Luca Sorbo
Ugo Di Pace è stato un pioniere dello studio della storia della fotografia in Italia. Insegnante di lettere a Castel Sal Giorgio, dove risiedeva, collaboratore di vari giornali, tra cui il Corriere del Mezzogiorno, è stato un uomo dalle molte curiosità intellettuali. Ha pubblicato molto sulla fotografia. Ricordo solo il libro sul fotografo Giorgio Conrad. Purtroppo negli ultimi anni è stato dimenticato e per ricordarlo ho piacere di pubblicare questo estratto di un suo articolo su Paese Sera del 3 dicembre 1982 in cui annuncia la scoperta di un documento eccezionale. Ugo Di Pace mi autorizzò a pubblicarlo nel volume della rivista Meridione che ho curato insieme a Silvia Cocurullo nel 2002 dal titolo Napoli e la fotografia , edito dalla ESI. Spero in futuro di poter ricostruire più attentamente il suo percorso di studioso, per ora credo sia interessante poter dare la possibilità di fruire di questo suo straordinario contributo.

“Finalmente dopo una lunga ricerca siamo riusciti a trovare tra i carteggi del celebre botanico Michele Tenore un documento di straordinario interesse: una delle lettere che l’inventore della fotografia, l’inglese Henry Fox Talbot, inviò da Londra allo scienziato napoletano il 27 gennaio 1840. Il documento è conservato assieme a buona parte della corrispondenza e della biblioteca del Tenore al Museo di San Martino, che l’acquisì, nel 1886, come donazione dal nipote.”
[…]
“I paquets dell’inventore inglese, spediti il 21 agosto 1839, arrivarono all’ottico e matematico Giambattista Amici a Modena, al botanico Antonio Bertolini e a Michele Tenore. Il 27 settembre dello stesso anno, lo scienziato napoletano invia una lettera a Filippo Cirelli, direttore de «II Lucifero» e anch’egli esperto di fotografia, con la quale annuncia di aver ricevuto un «grosso involto da Londra indirizzatomi dal mio illustre amico Signor Talbot con entro tre disegni fotogenici eseguiti da lui medesimo. Due di essi erano stati ritratti colla «Camera oscura», il primo da una stampa litografica di paese, l’altro dal vero colla veduta della sua casa di campagna a Locok Abbey nel Wiltshire in Scozia. Il terzo ottenuto col microscopio solare rappresentava un pezzo di merletto ingrandito cento volte in superfice». (Il Lucifero, 2 ottobre 1839).

In un secondo intervento, pubblicato il 18 dicembre sul numero 45 dello stesso giornale. Tenore, ormai padrone dell’argomento, spiega nei dettagli l’invenzione del fisico inglese, parla dell’iposolfito, scoperto ‘da Herschel, come fissaggio per i negativi e i positivi. E più oltre si sofferma, con un linguaggio moderno e ancora oggi valido, sulla esposizione del negativo nella camera oscura spiegando che «se si brami un disegno di forza maggiore (più contrastato) non si ha che a farvi agire (sulla carta) la luce più lungamente». L’articolo fu inviato da Tenore al Talbot come si rileva dalla lettera ora ritrovata al Museo di San Martino.
Lo scritto di Talbot, spedito da Londra il 29 gennaio arriva a Napoli il 12 febbraio: il fisico inglese per comunicare con Tenore si serve del francese, sebbene il botanico napoletano conoscesse oltre all’inglese numerose altre lingue. «Ho appena ricevuto il n.45 de II Lucifero, che avete avuto la bontà di inviarmi. Vi ringrazio — scrive .Talbot — della maniera lusinghiera con la quale avete parlato della mia scoperta. Io l’ho perfezionata ancora recentemente ed ora il mio procedi mento è un po’ diverso da quel lo che vi ho descritto prima. Ma si basa sempre sugli stessi principi. «Io credo bene come voi dite, che M.Bayard non ha fatto altro che imitare il mio procedimento. Talbot, come aveva giustamente intuito e sostenuto Tenore, tra gli scienziati italiani difende la sua invenzione da quella del francese, che aveva trovalo un metodo per impressionare le immagini sulla carta, ma si serviva del solo positivo».

La lettera, a parte i convenevoli, di rito, riveste un valore eccezionale, poiché — qui — lo scienziato, facendo uno strappo alla sua segretezza diventata proverbiale in Europa, spiega, nei dettagli, i vari passaggi della sua invenzione e annuncia di aver iniziato altri disegni fotogenici e promette una successiva spedizione di prove migliori. «Ora la mia carta è talmente sensibile che io posso facilmente riprendere un angolo di una foglia o di un merletto in 3 o 4 secondi…Per avere un secondo disegno (fotografia) della stessa località non faccio uso della Camera una seconda volta ma copio il primo. Questo metodo e più veloce e presenta parecchi altri vantaggi. Perché all’inizio la seconda copia è completamente corretta nella disposizione delle luci (le quali sono invertite nella prima) e nella seconda copia gli oggetti sono collocati come nella realtà (si tratta della copia positiva, la fotografia n.d.r), mentre nella prima sono capovolti da destra a sinistra».
La scoperta nella nostra città di un documento straordinario come questo che pubblichiamo, ci consente di ricostruire una pagina sconosciuta sinora dell’affascinante storia della fotografia napoletana tutt’ancora da scrivere e include il Museo di San Martino tra le tappe obbligate per gli studiosi.”
«Posso copiare stampe, litografie con perfezione…»
Diamo qui di seguito la traduzione della lettera inviata dallo scienziato inglese al botanico Michele Tenore.
Londres, 31 Sackville St.
le 27 Janvier 1840
Signore,
ho appena ricevuto il numero 45 de «II Lucifero».che ha avuto la bontà di inviarmi. Vi ringrazio della maniera lusinghiera con la quale avete parlato della mia invenzione. L’ho perfezionata ancora recentemente ed ora il mio processo è un po’ diverso da quello che vi ho descritto la prima volta. Ma si basa sempre sugli stessi principi. Oggi ho consegnato al signor Strangways un pacchetto di disegni fotogenici per farveli inviare attraverso il ministero degli esteri. Mi impegno sin d’ora di inviarvene dei migliori per il prossimo corriere, lo credo, come voi dite, che il signor Bayard non ha fatto altro che imitare il mio procedimento. Attualmente la mia carta è talmente sensibile che io posso riprendere facilmente l’immagine di una foglia o di un pezzo di merletto in 3o4 secondi. Essa è sensibile alla luce della luna concentrata su di una lente e si scolora sensibilmente in 10 minuti. Anche la luce di una normale bugia li annerisce con più velocità di quella della luna. Disgraziatamente le immagini nella Camera oscura sono spesso debolmente chiare cosicché; è necessaria un’ora per ottenerle se sono di di grandi dimensioni.
Se le immagini sono piccole si possono fotografare in un quarto d’ora.

Questo metodo è più veloce e presenta parecchi altri vantaggi. Perché all’inizio la seconda copia è completamente corretta nella disposizione delle luci (le quali sono invertite nella prima). Nella seconda copia (il positivo, n.d.r) gli oggetti sono collocati come nella realtà, mentre nella prima sono capovolti da destra verso sinistra. Sono in grado di ottenere con grande facilità le immagini del microscopio molto più ingrandite (Talbot, come si legge nel testo, aveva inviato a Tenore in una precedente corrispondenza un’immagine ingrandita cento volte n.d.r); è sufficiente un’esposizione di 5 minuti per aver un ingrandimento di grande dimensione. Posso copiare le stampe, le litografie con molta perfezione e fare dei facsimili della scrittura.
Per aver una seconda copia della stessa località non faccio uso della camera una seconda volta ma riproduco il primo disegno fotogenico (Si tratta della spiegazione del processo negativo-positivo: la prima copia è il negativo la seconda la fotografia n.d.r.).
Sarà per me un piacere inviarvi tutte queste prove quando ci sarà l’occasione.
Riceva, Signore, l’espressione di tutta la mia considerazione.
Henry Fox Talbot
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