Nicola Pietrangeli e Napoli: la città che lo amava e che lui non ha mai lasciato davvero

Nicola Pietrangeli e Napoli: la città che lo amava e che lui non ha mai lasciato davvero

Il rapporto tra Nicola Pietrangeli e Napoli è stato qualcosa che andava oltre il tennis, oltre la carriera e oltre il mito sportivo. Era un sentimento reciproco, naturale, spontaneo, fatto di ricordi, incontri, confidenze, trattorie, partite e storie che il campione ha portato con sé per tutta la vita. Napoli non era una tappa della sua carriera: era una città che lo faceva sentire a casa. E Pietrangeli ricambiava questo affetto con una presenza costante e sincera, sempre accompagnata da una parola, un sorriso, un aneddoto che faceva riaffiorare gli anni d’oro del tennis italiano.

Secondo quanto riportato da Repubblica Napoli e da numerose testimonianze del Tennis Club Napoli, Pietrangeli era considerato “uno di noi”, un uomo che non aveva bisogno di essere introdotto o celebrato perché la città lo aveva già adottato da tempo. Aveva vinto a Napoli quattro volte il prestigioso torneo del TC Napoli, nel 1959, 1961, 1964 e 1966, e ogni trionfo era rimasto impresso nella memoria collettiva come un capitolo della storia sportiva cittadina. Per la Napoli tennistica, Pietrangeli non era solo un campione: era un volto familiare, un compagno di campo, un amico.

Riccardo Villari, presidente del Tennis Club Napoli, ha ricordato alla Rai che “Nicola era molto legato alla città, al tennis, e noi eravamo molto legati a lui”, sottolineando come ogni suo ritorno fosse vissuto con un affetto speciale. Le sue presenze durante gli eventi del club, come accadde in occasione dell’ATP ospitato alla Rotonda Diaz, erano salutate da applausi sinceri e da un’ammirazione che andava oltre il prestigio sportivo: Napoli percepiva Pietrangeli come qualcosa di suo, parte della sua identità sportiva e culturale.

Secondo quanto riportato da Repubblica Napoli, Pietrangeli parlava spesso delle sue passeggiate immaginate per la città, alla ricerca di “qualcosa di buono da gustare o bello da vedere”. Napoli, nei suoi racconti, era fatta di semplicità: un tavolo in trattoria, una vista sul mare, una chiacchiera con gli amici di sempre. In un’epoca di clamore mediatico e sport globalizzato, lui continuava a cercare ciò che lo aveva sempre fatto stare bene: il sapore autentico delle cose. “Era una persona che amava la semplicità, la ricercava”, ricordano dal TC Napoli.

Ma nei suoi ricordi c’era anche il tennis, quello vero, quello giocato. Pietrangeli parlava con entusiasmo delle sfide con Mulligan, Roche e degli incontri di Coppa Davis, una competizione che sentiva come un pezzo di sé, “la massima espressione dell’orgoglio nazionale”. Proprio Napoli fu teatro di un suo match di Davis nel 1967, un episodio che lui stesso definiva tra i più intensi della sua lunga carriera.

Quando tornava in città, Pietrangeli aveva sempre lo stesso sguardo brillante, come se Napoli gli restituisse qualcosa che altrove non ritrovava. Le strade, il lungomare, gli amici del club, le vecchie fotografie di lui in maglietta bianca e racchetta di legno: tutto questo componeva un mosaico affettivo che lo legava alla città. E Napoli lo ha sempre ricambiato. Non con clamore, ma con quella speciale forma di devozione che la città riserva solo a chi sente davvero come “uno dei suoi”.

Oggi che Pietrangeli se ne è andato, Napoli non perde solo un campione che ha scritto la storia del tennis. Perde un amico, un volto familiare, un pezzo della sua memoria sportiva ed emotiva. Resterà per sempre il giocatore elegante che vinse quattro volte il torneo del TC Napoli, ma anche il signore che parlava del mare, delle trattorie, delle passeggiate mai fatte e dei ricordi sempre vivi. Un campione che non ha mai smesso di voler bene a questa città. E che Napoli continuerà a ricordare con affetto sincero.

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